Chiesa di San Crisante

Tipo
Chiesa
Nazione
Italia
Regione
Abruzzo
Provincia
L'Aquila
Comune
L'Aquila
Propriet�
Filetto

Descrizione

L’esatta denominazione o intitolazione secondo l’Antinori, è : Santo Crisanto e Santa Daria. La commovente cappella isolata in una solitudine causa prima della sua straordinaria conservazione, è a quasi un’ora di cammino dalla frazione di Filetto, in un territorio denominato il “Fugno” a ben 1202 metri di altitudine sul mare. Vicino si scorgono ancora i resti del piccolo monastero. Con bolla di Urbano IV veniva confermata all’abbazia bendettina di S. M. di Bominaco il possesso della chiesa di S. Crisanto di Filetto, con le altre ad essa dipendenti. Nell’archivio civile aquilano si conserva una carta esecutoriale del 30 gennaio 1192, inviata da Papa Celestino III al “Diletto figlio” Berardo, Abate di S. Cristanto, per una contestazione fra l’Abate e Zaccheo di S. Giorgio di Monte bello di Penne debitore verso la chiesa di S. Crisante che era matrice. Tutto ciò conferma abbondantemente quanto mostra l’analisi stilistica del monumento databile infatti tra il XII e il XIII sec.. Realizzata con una sapiente cortina di conci calcarei ben squadrati e connessi con grande precisione, secondo le buone maniere in uso tra la fine del sec. XII e la prima metà del XIII. Straordinaria la conservazione; soltanto la fronte è priva del semplice coronamento, una cornice con lieve guscio, che vediamo concludere in alto la cortina dei fianchi. Il portale, senza decorazioni di sorta, si affida, per l’effetto a robusto ed elegante archivolto a filo muro, con lunetta appena rientrata, circoscritta dallo spigolo vivo dell’arco e il monolite del nudo architrave. Il vano è delimitato in alto dallo stesso architrave ed ha i piedritti costituiti dai semplici conci del paramento della fronte. Ancora più semplice la porticina secondaria, con vano ad arco a livello della cortina muraria. Le stesse feritoie delle finestre sono come incise nei filaretti di calcare; non hanno pretese estetizzanti e l’effetto prodotto non è nel complesso superiore al modesto chiaroscurare delle regolari buche da ponti che furono le pareti esterne dell’edificio. Lindo scrigno di pietra, conserva nel suo interno alcuni affreschi fra i più antichi d’Abruzzo, ancora non convenientemente noti e studiati. Poiché non vi è dubbio che alcuni tra questi dipinti, di fondamentale interesse per la storia delle origini della pittura italiana, appartengano al sec. XIII, tale constatazione serve a datare anche l’edificio stesso. Presenta una tecnica costruttiva semplice ma accurata. Mancano completamente elementi decorativi e strutturali di qualche rilievo, in uso fra il sec. XII e il XIII. Le pareti, fatta eccezione per le zone affrescate, mostrano una disadorna faccia vista che non ha pretese di soluzione decorativa. Tutto fu o doveva essere affrescato. La copertura ha rustiche incavallature lignee, ed è stata certamente rifatta più volte. Del pavimento rimane il grezzo sotto fondo di pietrame irregolare. Un frammento di colonna classica scanalata, oggi in terra sotto gli affreschi dovete avere la funzione di acquasantiera. Soltanto in una disagevole accesso al monumento (mancano completamente strade o sentieri percorribili da automezzi per arrivare a S. Crisante), a conservato un documento di estrema importanza per lo studio dell’arte romanica in Abruzzo agli inizi del ‘200, anche se, da quanto è dato osservare in un lavoro di carattere generale, che non può addentrassi in rilievi troppo settoriali, questa cappella dimostra i caratteri comuni a questo genere di costruzione in tutta la vasta regione toscana e umbro-abruzzese, sia per la tipologia architettonica, sia per i caratteri della pittura a fresco. Unica navata con abside semicircolare, due finestrelle per lato sulle pareti longitudinali, autentiche feritoie, si allargano a strombo verso l’esterno come quelle dell’abside. Il presbiterio è marcato soltanto dall’esistenza di due alti gradini. L’altare rialzato da uno scalino, più basso dei precedenti, s’innesta direttamente nel semicerchio absidale l’elegante portale è rimarchevole, nonostante la mancanza di elementi decorativi, per l’ampiezza e l’eccentricità del giro d’imposta dell’archivolto. Eccezionale la soluzione delle finestrelle a lunga fessura verticale del fortilizio. Le tracce di lastre di pietra ancora esistenti al sommo della parete presbiteriale, fanno ritenere che la copertura del tetto sia stato in origine a larghe lastre di pietra secondo l’uso di molte zone dell’Appennino italiano.