Santa Elisabetta d'Ungheria

S. Elisabetta d'Ungheria
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Tempera su tavola
Autore
Francesco da Montereale (documentato dal 1508 al 1549)
Datazione
Sec. XVI (prima metà)
Provenienza
Ocre (AQ) - Frazione San Panfilo - Convento di Sant'Angelo
Dimensioni
h. 174 cm, largh. 52,5
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Il dipinto rappresenta la santa in piedi, in posizione frontale; nelle mani giunte tiene una sottile croce d'oro, il rosario le pende dalle dita della mano sinistra mentre con il braccio sorregge un libro. La figura si staglia su un fondo blu stellato d'oro nella parte superiore, cosparso di rose bianche e rosse nella parte inferiore.

 

Collocazione attuale: Mostra “ Dopo i restauri. Capolavori d’arte tra medioevo e rinascimento”  dal 25/07 al  30 /11/ 2013; Museo Arte Sacra della Marsica – Castello Piccolomini – Celano (AQ)

Restauro: Finanziamento M. I. B. A. C. anno 2004. Riutilizzo ribassi d’asta Ditta P. Foglia - Napoli

Bibliografia

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R. VAN MARLE, The development of the Italian school of painting,The Hague, Niyoff, 1923 - 1928, vol. XV, pag. 224

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M. GABBRIELLI, Inventario degli oggetti d'arte della provincia dell'Aquila, Roma 1934, pag. 46

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G. MAGNANIMI, Ritrovamenti e restauri, Roma 1972, pag. 32

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L. PEZZUTO, Francesco di Paolo da Montereale in L’arte aquilana del rinascimento, Ed. L’Una 2010, pagg. 161 - 168

L. ARBACE, Saturnino Gatti. I volti dell’anima, De Siena editore, 2012, pag. 42 e nota 54

Commenti

Fece parte dello stesso polittico cui appartenne il pannello analogo di Santo Martire francescano, conservato nel Museo civico di Chieti. La santa è ripetuta in modo quasi identico, pur se non con la stessa qualità, nello sportello con la Risurrezione pervenuto dalla stessa chiesa ed ora anch'esso nel Museo Nazionale d'Abruzzo (cfr. scheda). L'attribuzione di questa tavola è stata in passato lungamente dibattuta: nell'antico registro comunale era attribuita a Saturnino Gatti; il Chini (1912, p. 60) la riferiva invece alla produzione di Sebastiano di Cola, ipotesi successivamente confermata dal Serra (1929, p. 93) e dalla Gabrielli (1034, p. 46). Bologna escludeva che l'opera potesse essere attribuita a Saturnino Gatti, tuttavia riteneva inaccettabile l'attribuzione a Francesco da Montereale (1950, pp. 88-89). Moretti, infine, assegnava la tavola a Francesco da Montereale, collocandola tra il 1510 e il 1520 (1968); l'attribuzione fu in seguito accettata dalla Magnanini (1972, p. 32) e dal Cannatà (1981, pp. 52. 53, 68). Si tratta in effetti di un'opera tipica della produzione di Francesco da Montereale del secondo decennio del XVI secolo: in questo periodo l'artista si distacca da ascendenze di tipo crivellesco per orientarsi più decisamente verso la pittura umbra. In quest'opera, comunque, sono ancora evidenti derivazioni da Cola dell'Amatrice, in particolare nel "largo drappeggio di carta" (Bologna, 1950, p. 89).