La strage degli innocenti

La strage degli innocenti
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Olio su tela
Autore
Cozza Francesco (1605-1682)
Datazione
Sec. XVII (seconda metà)
Provenienza
L'Aquila - Cattedrale di San Massimo, Museo d'Arte Sacra
Dimensioni
h. 65 cm, largh. 57 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

In primo piano un uomo nudo sta strappando un bambino dalle braccia della madre, semidistesa a terra con una veste azzurra; più indietro due donne, alle quali due soldati stanno uccidendo i bambini, e una madre che guarda con un gesto di disperazione il figlio morto a terra.

Collocazione attuale: Abbazia di Santo Spirito al Morrone - Sulmona

Bibliografia

Inventario dattiloscritto del museo di Arte Sacra, n. 60.

M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo nel Castello Cinquecentesco dell'Aquila, L'Aquila 1968, pag. 182.

M.T. DE LOTTO, Scheda OA, Archivio Schede OA soprintendenza BSAE Abruzzo, 1982.

M. NUZZO, Scheda in Francesco Cozza (1605-1682). Un calabrese a Roma tra classicismo e barocco a cura di C.Strinati, R. Vodret, G.Leone, Rubbettino editore, 2007, pag. 218.

L. ARBACE (booklet a cura di), Oltre Caravaggio. Pittura del seicento in Abruzzo tra Roma e Napoli, 2013, pag. 39, cat. 15.

M. P. DETTORI, Scheda in Oltre Caravaggio. Pittura del Seicento in Abruzzo tra Roma e Napoli, catalogo della mostra a cura di L. Arbace, Napoli, Dicembre 2014, pagg.133-136.

 

Commenti

Matthiae ha attribuito l'opera a Pompeo Cesura, datandola dunque alla metà del 1500. Ferdinando Bologna ha datato il dipinto al XVII secolo notando dei contatti con l'arte del Lanfranco e soprattutto con quella del calabrese Francesco Cozza, a cui ha attribuito l'opera. Questa attribuzione è stata messa in discussione da Maria Teresa de Lotto che, pur riscontrando nel dipinto elementi vicini alla produzione del Cozza degli anni Settanta (che richiama elementi del classicismo bolognese), ritiene l'opera di qualità troppo scadente per essere attribuita al pittore calabrese. Pertanto la studiosa data l'opera al terzo quarto del XVII secolo e la ascrive ad un anonimo pittore vicino ai modi del Cozza, notando il carattere non finito delle figure maschili.