Secchiello per acqua benedetta

Secchiello per acqua benedetta, sec. XVI
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Corredo liturgico
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Oreficeria e tessuti
Materia e tecnica
Rame cesellato
Datazione
Sec. XVI
Provenienza
Ignota
Dimensioni
h. 10 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Il secchiello analizzato, privo di aspersorio, è stato realizzato in rame e decorato a cesello. Il materiale utilizzato e la tipologia di ornamentazione inusuale favoriscono una collocazione al secolo XVI. La mancanza dell'aspersorio, suo naturale complemento, e il tipo di raffigurazione, allusiva all'amore eterno, fanno pensare ad una originaria provenienza da un'abitazione privata, e ad un reimpiego dell'oggetto in una chiesa o comunità religiosa, determinato probabilmente da esigue risorse economiche. Le quattro specchiature di cui è costituito il secchiello presentano le immagini di un uomo, una donna, un cuore trafitto e un uccello.

Bibliografia

Leopoldo Gmelin, L'oreficeria Medioevale negli Abruzzi, Teramo 1891.

A. Gandolfi, E. Mattiocco, Ori e argenti d'Abruzzo dal Medioevo al XX secolo, Pescara 1996.

Ezio Mattiocco, Orafi e argentieri d'Abruzzo, Lanciano 2004.

Commenti

Le due figure antropomorfe richiamano, per i forti tratti, analoghe raffigurazioni di ceramiche castellane risalenti al Cinquecento. Il cuore, considerato dall'uomo sin dai tempi più antichi sede di vita e di affetti, in questo caso allude, trafitto dalla freccia, all'amore terreno. Infine il volatile potrebbe essere identificato con un galletto che da sempre ha avuto presso i popoli il ruolo simbolico del sole, annunciato dal suo canto, o della combattività, o di guardiano e nume tutelare della casa, ma anche segno di virilità e sensualità.L'uso del secchiello ci è noto a partire dal IX secolo, derivato dall'esigenza di aspergere e benedire durante i riti e le processioni, o di portare l'acqua benedetta nelle case dei fedeli. Il termine deriva dal latino vas aquae benedictae ed indica appunto il recipiente per contenere l'acqua benedetta. E' una variante delle acquasantiere fisse che, in marmo, vetro o terracotta, erano già presenti nelle catacombe.Gli esemplari più antichi, detti situla (dal lat. secchia), risalgono al X secolo e sono prevalentemente in avorio e di grandi dimensioni.