Ostensorio

Ostensorio in argento cesellato, sec. XIX
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Corredo liturgico
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Oreficeria e tessuti
Materia e tecnica
Argento cesellato
Autore
Datazione
Sec. XIX
Provenienza
L'Aquila - Chiesa di Sant'Apollonia  - Visualizza sito
Dimensioni
h. 66 cm, diam. base 18 cm, diam. raggiera 26 cm, diam. teca 6 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

L'ostensorio a raggiera è in argento sbalzato e casellato con parti a fusione. La base è circolare e decorata con elementi fitomorfi posti insieme a due figurine angeliche a tutto tondo. Il fusto è costituito da un angelo in piedi su un globo che allude al mondo. Il ricettacolo, con innesto a baionetta, ha la teca decorata con paste vitree colorate, mentre la raggiera è costituita da un giro di testine angeliche tra nubi e grappoli d'uva, con accenni di pittura a smalto verde per i pampini, e fasci di raggi. La croce apicale è tra spighe di grano.

Bibliografia

Leopoldo Gmelin, L'oreficeria Medioevale negli Abruzzi, Teramo 1891.

A. Gandolfi, E. Mattiocco, Ori e argenti d'Abruzzo dal Medioevo al XX secolo, Pescara 1996.

Ezio Mattiocco, Orafi e argentieri d'Abruzzo, Lanciano 2004.

Commenti

L'ostensorio si inquadra in quella vasta produzione formale che ha caratterizzato il secolo XIX, riproponendo stili precedenti sia negli oggetti sacri che in quelli profani. Sulla base sono stati rilevati i bolli del saggiatore e dell'argentiere, secondo quanto sancito dalla legge del 17 dicembre 1808. Dal 1836 al 1863 fu nominato saggiatore del buro di garanzia di Napoli Gennaro Mannara, che usò un suo personale distintivo costituito, a partire dal 1839 e solo per le argenterie sacre, da una X accanto al bollo di garanzia rappresentato dalla lettera N e dal numero 8. La diversa posizione della X, potrebbe far pensare ad un saggiatore successivo al Mannara. L'emblema dell'argentiere presente sull'ostensorio, potrebbe essere identificato con quello del maestro Gabriele Sisino, la cui attività ebbe inizio nel 1830.