La Vergine appare a San Filippo Neri

La Vergine appare a S. Filippo Neri
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Olio su tela
Autore
De Mura Francesco
Datazione
Sec. XVIII (prima metà)
Provenienza
L'Aquila - Cattedrale di San Massimo
Dimensioni
h. 203 cm, largh. 151 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

La Madonna, in tunica rosa e manto azzurro, con il Bambino nudo in piedi sulle ginocchia, appare a San Filippo Neri, che sta a destra semi inginocchiato a braccia aperte e con lo sguardo rivolto verso l'alto, con una tunicella bianca e una pianeta gialla. La Vergine è circondata da angioletti e cherubini, uno dei quali porge il cuore del santo alla Vergine. Sullo sfondo nuvole e un drappo rosso mattone. In basso a destra uno stemma vescovile con una coppa d'oro sostenuta da due leoni in campo rosso, sormontato da un cappello verde.

Bibliografia

Inventario manoscritto del Museo Diocesano, n. 64.

M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo nel castello cinquecentesco, L'Aquila 1968, p. 190.

Commenti

Si tratta di un'opera di notevole qualità, da assegnare alla maturità di Francesco De Mura, allievo del Solimena, in cui, accanto alla profonda assimilazione del linguaggio pittorico del maestro, si avverte una sensibilità più moderna, espressa in più delicati termini classicistico-rococò. Le caratteristiche del dipinto non lasciano dubbi circa l'autografia del De Mura, in particolare la tipologia dei volti degli angeli e della Madonna, e le finezze del volto di San Filippo, ritratto secondo la tradizionale iconografia risalente al dipinto del Reni della Vallicella. Si tratta di un'opera di alta qualità della maturità del pittore napoletano, che si colloca in un momento di mediazione tra le tendenze tradizionali di ascendenza solimenesca ed una sensibilità più moderna espressa dal Rococò europeo. Il dipinto è riferibile agli anni successivi al soggiorno torinese (1741-1743) e mostra strette analogie con le opere del quinto decennio, come ad esempio l'"Allegoria delle Arti" al Louvre e l'"Amor materno" a Chicago. Tale datazione è confermata dalla presenza dello stemma, appartenente a Monsignor Giuseppe Coppola, committente dell'opera, vescovo della diocesi di L'Aquila dal 1742 al 1749. Restaurato con ogni probabilità tra il 1967 e il 1968 (vedi "Perizia di spesa" n. 214, 1967).