Madonna in trono con Bambino e Santi

Madonna in trono con il Bambino, San Bartolomeo, San Michele Arcangelo e San Nicola
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Tavole dipinte a tempera, con dorature entro cornice intagliata, dipinta e dorata
Autore
Iacobello del Fiore e aiuti e Maestri abruzzesi
Datazione
1428/1430 circa
Provenienza
Cellino Attanasio (TE) - Chiesa di Santa Maria la Nova  - Visualizza sito
Dimensioni
192 x 165 x 12 cm
Diritti oggetto digitale
BSAE AQ

Descrizione breve

Ripartito in due ordini sovrapposti racchiusi in una cornice ad intaglio dorata e riccamente decorata, il dipinto raffigura al centro la Madonna col Bambino ignudo sulle ginocchia, a destra S. Silvestro e S. Nicola; a sinistra S. Michele Arcangelo e S. Bartolomeo, tutti a figura intera; negli scomparti sovrastanti sonno effigiati a mezzo busto, intorno al Redentore benedicente, a destra S. Dorotea e S. Antonio e a sinistra S. Caterina d’Alessandria e S. Biagio. I fondi sono tutti ad oro e le aureole sono minutamente definite a punzone e ad incisione. La predella presenta un semplice motivo a rombi intagliati.

Collocazione attuale:

Mostra “ Dopo i restauri. Capolavori d’arte tra medioevo e rinascimento”  dal 25/07 al  30 /11/ 2013; Museo Arte Sacra della Marsica – Castello Piccolomini - Celano

Restauro: Programmazione ordinaria MIBAC anno 2010 – Ditta Carnicelli – L’Aquila – Attualmente in restauro

Bibliografia

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Commenti

L'opera fu attribuita prima dal Bertaux e poi dal Berenson a Jacobello del Fiore; successivamente  detta attribuzione fu negata da Enzo Carli che, notando accostamenti stilistici ai modi di Gentile da Fabriano, la riferiva ad una personalità formatasi in ambito abruzzese - marchigiano. Il Bologna, nel 1952, precisando quanto già tracciato dal Longhi nel 1946, riconferma la paternità di Iacobello, inserendo il polittico nella sua produzione tarda. Lo Zeri (1971) avanza l'ipotesi di un più sostanziale intervento della bottega nelle opere della tarda attività del pittore. Huter riferisce le opere degli anni trenta del '400 ad un pittore che prendendo il nome dalla Incoronazione di Ceneda definisce come "Ceneda master". Il dipinto ha subito nel 1938 un intervento di restauro, durante il quale furono sostituiti i pinnacoli mancanti con altri facilmente individuabili, perché lasciati privi della doratura.