San Giovanni da Capestrano e Storie della sua vita - Messa al campo, Battaglia di Belgrado, Predica a L'Aquila, Morte de Santo

S. Giovanni da Capestrano e storie della sua vita
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Tempera su tavola
Autore
Maestro di San Giovanni da Capestrano (Giovanni di Bartolomeo dell'Aquila)
Datazione
Sec. XV (tra il 1480 e il 1485)
Provenienza
L'Aquila - Chiesa di San Bernardino
Dimensioni
h. 177 cm, largh. 193 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Il polittico presenta nella tavola centrale la figura di S. Giovanni da Capestrano, che reca in mano il vessillo crociato con il monogramma bernardiniano. Nei quattro pannelli laterali sono rappresentate delle scene che fanno riferimento alla vita del santo: a sinistra in alto la messa che il Santo celebrò alla presenza dei crociati; in basso la battaglia di Belgrado, combattuta dai crociati contro i Turchi; in alto a destra la predica tenuta da S. Giovanni a L’Aquila, durante la quale furono guariti degli indemoniati; in basso la morte del Santo.

Collocazione attuale: Badia Morronese – Sulmona (AQ)

Bibliografia

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Commenti

Il dipinto formato da cinque pannelli, giunti separatamente al Museo dalla Chiesa di San Bernardino, fu ricomposto in modo esatto solo in occasione della prima mostra di restauro a L'Aquila del 1948, seguendo l'andamento delle linee di suturazione antiche e pervenendo in tal modo non solo ad una corretta interpretazione iconografica ma anche ad una "più serrata e rispondente articolazione strutturale nel dipinto" (F. Bologna, 1950, pg.87). La tavola, riferita inizialmente dal Chini a Sebastiano di Cola da Casentino, è da ascrivere ad un pittore la cui personalità artistica è stata delineata da Ferdinando Bologna che gli ha attribuito il nome convenzionale di Maestro delle Storie di S. Giovanni da Capestrano; nella formazione di questo artista coesistono e si fondono culture distinte, quella rinascimentale evidente negli spazi definiti prospetticamente e nella precisa individuazione dei volumi, e quella gotica rivelata dal gusto fantasioso dei particolari, curati nei minimi dettagli. Allo stesso autore è riferito il “S. Francesco che riceve le stimmate”.