Croce da iconostasi

Croce da iconostasi
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Tempera su tavola
Datazione
Sec. XIII (metà)
Provenienza
Tocco da Casauria (PE) - Convento di Santa Maria del Paradiso  - Visualizza sito
Dimensioni
h. 194 cm - largh. 165 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Cristo in croce è raffigurato vivente, inteso nella sua essenza divina che trascende il dolore e la morte(triumphans); si contrappone all'iconografia del Cristo "patiens", visto cioè nel momento in cui la morte ha posto fine agli spasmi dell'agonia. L'opera si presenta molto guasta: sono ancora visibili solo le parti corrispondenti al volto ed alla zona superiore del torace. Del panneggio del perizoma non si conserva che una labile traccia. L'analisi del volto, che appare leggermente reclinato ed in posizione non perfettamente frontale e dalle fattezze ben proporzionate che hanno perso la ieraticità dei modelli più arcaici per assumere una maggiore espressività, ne consente la collocazione fra gli esemplari più tardi e di poco antecedenti all'avvento del francescanesimo. Tale ipotesi viene avvalorata anche dalla trattazione più naturalistica dei fianchi che sembrano suggerire un accenno di movimento, discostandosi dalla rigidezza degli esempi più antichi.

Collocazione attuale: Celano (AQ), Museo della Marsica, Castello Piccolomini.

Bibliografia

E. GARRISON, Italian Romanesque painting, 1949;
F. B. GARRISON, Addenda ad indicem - I, in "Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istruzione", 1951;
G. MATTHIAE, Il Castello di L'Aquila ed il Museo Nazionale Abruzzese, Roma 1959, p. 11;
M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell'Aquila, L'Aquila 1968;
G. MATTHIAE, Pittura medievale abruzzese, Milano 1969.

Commenti

La ricca produzione di croci dipinte in epoca romanica fu un fenomeno tipico della cultura artistica italiana. Esse erano in genere appese nelle absidi o poste sulle iconostasi, come si vede negli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi. In Toscana, soprattutto a Pisa e a Lucca si affermò l'uso di arricchire la croce con due targhe laterali istoriate con scene della passione. Negli esempi laziali prevalse uno schema meno elaborato, consistente nel raffigurare ai fianchi del crocifisso le figure piangenti di Maria e S. Giovanni, come si può vedere anche nella più antica di esse a noi nota quale la croce di Sarzana datata 1138. Questo è l’unico esemplare in Abruzzo di Cristo "triumphans", cioè raffigurato nella sua essenza divina che trascende il dolore e la morte, in contrapposizione alla posteriore tipologia del Cristo "patiens", visto cioè nella sua essenza umana, favorita in Italia dall’affermazione del francescanesimo. Diversi particolari stilistici, quali il risalto attribuito ai pettorali per mezzo di due tratti orizzontali ben marcati e le narici di forma rettangolare, avvicinano l’opera ai modi invalsi nelle croci umbro-laziali, quale quella di Alberto Sotio del Duomo di Spoleto, datata 1187. Per altri aspetti di ordine tecnico ed iconografico quali il modo di colorire gli incarnati direttamente sull'imprimitura senza la consueta preparazione di un fondo in terra verde, il gusto di contornare il bulbo degli occhi con un tocco di verde nonchè la decorazione dell'aureola, la croce si pone come opera di un abruzzese e presenta sensibili analogie con la Madonna di Sivignano e di S. Pio di Fontecchio, anch'esse conservate in questo Museo.