Tabernacolo con sportello istoriato raffigurante San Rocco e storie della sua vita - Il Santo guarisce un appestato, Morte del Santo

Tabernacolo raffigurante San Rocco e scene della sua vita
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Olio su tavola
Datazione
Sec. XVI (inizio)
Provenienza
Acciano (AQ) - Chiesa di San Pietro Apostolo
Dimensioni
h. 150 cm, largh. 45 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Sulla facciata a nteriore dello sporto è rappresentato San Rocco in piedi entro una nicchia, mentre con la mano sinistra indica la ferita sulla coscia. Sul retro sono raffigurate due scene della vita del santo. La prima si svolge entro una sala dai tipici caratteri rinascimentali; mentre la seconda rappresenta la morte del santo, disteso al centro della composizione con intorno uomini e donne piangenti, in alto due angeli trasportano in cielo la sua anima.

Bibliografia

M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila 1968;
M. MORETTI, Guida al Castello cinquecentesco dell'Aquila e al Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila 1971, p. 110;
R. CANNATA', Francesco da Montereale e la pittura a L'Aquila dalla fine del '400 alla prima metà del '500. Una proposta per il recupero e la conservazione, in "Storia dell'Arte", 1981, 41, p.???, n. 29;
V. BINDI, Artisti abruzzesi, Napoli 1983;
F. BOLOGNA, Saturnino Gatti: un'opera, in "Paragone", 1950, 5, pp. 60-63;
S. PETRINI, Saturnino Gatti a Norcia, Norcia 1961;
M. ROTILI, L'arte del '500 nel regno di Napoli, Napoli 1972;
L. MOSCONE, Gatti Saturnino, in "Dizionario inciclopedico Bolaffi", Torino 1974, V, pp.301 e segg.

Commenti

L'opera fu senza dubbio eseguita da un artista abruzzese seguace di Saturnino Gatti,durante i primi anni del XVI secolo. Di fattura alquanto incerta soprattutto nella parte anteriore dove la figura del santo sembra più che contenuta nella nicchia respinta sulla superficie della tavola; il che è anche dovuto ad uno scarto di prospettiva: la parte superiore della nicchia nvista correttamente dal basso,mentre la base è vista dall'alto ma manca completamente di profondità. Meglio riuscite le due scene della vita del santo dove, all'immobilità della figura di San Rocco, si sostituisce la vivacità delle figurette che rendono più dinamica la composizione. Il Moretti, pubblicando l'opera nel 1968, attribuiva dubitativamente la composizione a Bernardino di Cola da Civita di Penne, pur notando che la qualità del dipinto era assai inferiore ad altre opere del seguace di Saturnino Gatti.