San Gervaso, Santa Caterina d'Alessandria, San Protaso

San Gervaso, Santa Caterina d'Alessandria e San Protaso
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Affresco
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Affresco staccato
Datazione
Sec. XV (fine)
Provenienza
L'Aquila - Chiesa di Santa Maria di Cascina (oggi diruta)
Dimensioni
h. 233 cm, largh. 231 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Dentro nicchie delimitate da una finta cornice architetonica che le evidenzia sulla parete gialla stampata con quadrifogli neri delimitata in alto da una fascia policroma con motivo floreale, stanno tre santi: nella prima nicchia a sinistra dal fondo rosso emerge San Gervaso con una veste violacea e copricapo nero in testa. Con la mano destra indica il vaso che sostiene con la sinistra.Al centro Santa Caterina d'Alessandria, sopra una ruota dentata, con un ampio mantello giallo che le ricade dalla spalla sopra il vestito violaceo con un corpetto e maniche nere a sbuffo. Ha un ramo di palma in mano ed un libro. A destra San Protaso, con una veste bianca stretta in vita da una cinta da cui pende una borsa, avvolto da una mantellina viola con risvolti verdi, ha tra le mani una penna ed un calamaio.

Bibliografia

A. LEOSINI, Monumenti storico-artistici della città dell'Aquila e i suoi dintorni, L'Aquila 1848;
V. BINDI, Artisti abruzzesi, Napoli 1884;
M. MORETTI, Il Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila 1968;
R. CANNATA', Francesco da Montereale e la pittura a L'Aquila dalla fine del'400 alla prima metà del '500 in "Storia dell'arte", 1981.

Commenti

Il Leosini trattando nel suo libro della Chiesa di Santa Maria di Cascina, ora distrutta, descrivendo questo affresco collocato in una nicchia a destra dell'altare maggiore, lo attribuiva erroneamente al pittore Francescantonio Sette, allievo del Cavalier d'Arpino, attribuzione ripetuta acriticamente dal Bindi. Dopo un pessimo restauro fu attribuito dal Moretti alla mano di Cola del Merlo di Civita di Penne, per presunte affinità al polittico di Pianella, ritenuto erroneamente opera fondamentale di questo autore. Tesi non condivisa dal Cannatà che recentemente, sostenendo la sostanziale diversità dello stile di questo affresco da quello del polittico di Pianella,lo ha ritenuto opera di un ignoto pittore che dipinge nell'ambito della scuola aquilana di Saturnino Gatti e Francesco di Montereale, nel primo quarto del sec. XVI, dimostrando anche una conoscenza della narratività ghirlandaiesca nella capacità di cogliere momenti di vita reale.