San Bartolomeo

San Bartolomeo
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Scultura
Nazione, Regione, Provincia
Italia
Citt�
L'Aquila
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra
Materia e tecnica
Legno intagliato e dipinto
Datazione
Sec. XIV (inizio)
Provenienza
Carpineto della Nora (PE) - Chiesa San Bartolomeo  - Visualizza sito
Dimensioni
h. 210 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

La Leggensa Aurea narra che San Bartolomeo venne martirizzato in Armenia e fu scorticato vivo. Questa scultura lignea, cava posteriormente, raffigura il Santo, con la veste azzurra e il manto rosso, come un uomo di mezza età, con capelli lunghi e barba. Reca gli attributi tradizionali del coltello, strumento del suo martirio, e del libro dove si legge l'implorazione: "SANTE / BARTO / LOME/ / E - ORA (PR) / ONO (BI) / S.

Collocazione attuale: Museo d’arte Sacra della Marsica, Celano(AQ) -  Castello Piccolomini

Bibliografia

G. MATTHIAE, Il Castello dell'Aquila ed il Museo Nazionale Abruzzese, Roma 1959, pag. 9

E. CARLI, La scultura lignea italiana, Milano 1960, pag. 44

M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell'Aquila, L'Aquila 1968, pag. 19

M. MORETTI, Guida al Castello cinquecentesco e al Museo Nazionale d'Abruzzo in L'Aquila, L'Aquila, 1971, pag. 74

O. LEHMANN - BROCKAUS, Abruzzen und Molisen, Munchen, 1983

C. TROPEA, Sculture lignee in Abruzzo in Abruzzo. Giubileo tra fede ed arte, Rocca S. Giovanni, 1999, pag. 123

C. TROPEA, Guida alla visita dei musei statali d’Abruzzo, Edigrafital Teramo, 2000, pag. 50

Commenti

Il Matthiae (1959) ha escluso l'appartenenza di quest'opera ad ambito locale per i confronti che egli ricontra in ambito tedesco tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. La critica successiva, pur ribadendo sull'ambito non locale delle influenze che si manifestano in questa scultura, ha invece sostenuto la sua pertinenza abruzzese. Il Carli (1960) la avvicina per la "delicata spiritualità gotica" alla S. Balbina, che mostra "i riflessi" della "corrente francesizzante di provenienza orvietana". L'accostamento alle figure delle Cattedrali gotiche proposto dallo stesso Carli per la S. Balbina sembra appropriato anche all'opera in esame, per le sue dimensione e per la sua rigida frontalità. Vi hanno scorto un'influenza francese anche il Moretti (1968, 1971), che l'ha riferita agli inizi del XIV sec. e il Lehmann-Brockhaus.